Se il coniuge perde il lavoro deve continuare a corrispondere il mantenimento?

Fino a tempi recentissimi la risposta a tale questione era sì.

Le decisioni dei giudici erano pertanto assai severe con la conseguenza che purtroppo alcuni papà si sono trovati loro malgrado senza lavoro e onerati di un obbligo cui non potevano oggettivamente fare fronte.

Con l'aggravante del risvolto penale per cui seguivano anche condanne per violazione di obblighi familiari a nulla rilavando l'effettiva capacità reddituale del genitore obbligato. Questa rigidità unita talvolta ad un certo accanimento del soggetto beneficiario ha incentivato il triste fenomeno dei padri ridotti in povertà fenomeno non infrequente ai nostri giorni.

Padri che avevano perso il lavoro rincorsi da provvedimenti di pagamenti sproporzionati e con processi penali a carico. Fortunatamente negli ultimi tempi la giurisprudenza sta rivedendo e attenuando tale rigidità: con recenti sentenze infatti la Corte di Cassazione ha stabilito che la perdita del lavoro è motivo di rimodulazione dell'assegno di mantenimento tenuto conto che l'attuale situazione economica non permetta al soggetto licenziato di poter reperire immediatamente un altro lavoro.

E importante pertanto che in siffatte situazioni prima che si instaurino procedimenti penali attivati a volte anche in modo strumentale, si proceda ad una richiesta di revisione dell'accordo consensuale portando al giudice le prove (evidenti) del depauperamento patrimoniale dovuto alla disoccupazione.

Nemo ad impossibilia tenetur (nessuno è tenuto all'impossibile). Ci sembra un principio di giustizia sostanziale a scapito di un'applicazione formale della legge.